Magari tra due settimane torno: un’italiana a Londra!

Avete mai pensato di mollare tutto e partire? Io più volte, fantastico di trasferirmi all’estero, di essere più internazionale, di imparare benissimo un’altra lingua e di mille altre avventure. Bene, c’è chi parte davvero e non solo con la fantasia. Oggi vi presento Alessandra di “Magari tra due settimane torno” e della sua vita a Londra, scopriamo che MARCIA HA INGRANATO e quali sono le abitudini di un’italiana in terra straniera 😉

Vi svelo subito che il modo di scrivere di Alessandra mi piace tantissimo, seguo diversi blog che non riesco a leggere sempre come vorrei, ma quando lei pubblica un post nuovo non posso non farmi coinvolgere dalla sua nuova avventura. Non nego che spesso mi faccio due risate tra una riga e l’altra e anche scrivendo e rileggendo quest’intervista mi sono divertita parecchio, amo il web anche per questo, si possono conoscere persone che non potresti conoscere in altro modo.. ma non vi trattengo oltre.. è arrivato anche per voi il momento di conoscere Alessandra ^_^

Io felice ai Kensington Gardens

Così un bel giorno hai deciso di cambiare vita e abitudini e di trasferirti a Londra, ma prima dove vivevi?

A Trezzano sul Naviglio, gemma dell’hinterland sud-ovest milanese.

Cosa ti ha spinto a partire e a scegliere Londra come meta?

Potrei dirvi che esattamente sette minuti dopo essermi laureata mi sono specchiata dentro il bicchiere di spumante che tenevo in mano, ho chiesto “E adesso?” al mio riflesso e sia io che lui siamo andati nel panico. Potrei dirvi che, dopo ventisei anni trascorsi nella stessa città a occuparmi delle stesse cose sentivo il bisogno di una svolta. Invece abbandono qualsiasi pretesa di fare la persona seria già alla seconda domanda confessandovi che, sostanzialmente, sono andata a Londra perché le mie due amiche Marta e Corinne stavano pensando di trasferirsi lì già da qualche tempo. Ovvio, non SOLAMENTE per quello, ma devo ammettere che il loro progetto di stabilirsi in Uk ha giocato una non piccola parte nella scelta della (molto originale eh, devo dire) meta dove avrei vissuto la mia avventura. E che se quelle due avessero deciso di traferirsi a, che so, Casalpusterlengo, le avrei probabilmente seguite con gioia.

..è come te l’aspettavi?

Io Londra me l’aspettavo frenetica, incasinata, me l’aspettavo come un posto dove (finalmente) sarei stata costretta a vivere da giovane. Invece, sorpresa, NON LO È. O meglio: lo è, ma solamente se lo vuoi. Altrimenti puoi tranquillamente iscriverti a un book club, andare per case-museo e per mercatini di frutta e verdura, fare camminate rilassanti sul lungofiume e visitare esposizioni di maglieria e cucito. Me ne compiaccio.

Il lungofiume di Hammersmith

Arriviamo al dunque, come vive una quasi trentenne in quel di Londra?

I trent’anni, teoricamente, sono l’età in cui inizi ad allontanarti dalle attività “da giovani” per orientarti verso situazioni più tranquille, vero? Bene, la cosa mi conforta, visto che mi trovo in questo trend da quando andavo in quarta elementare. Io, da quasi trentenne (più o meno) giovane fuori e (decisamente) vecchia dentro, a Londra ci vivo abbastanza bene. Dico “abbastanza” perché sento la mancanza di alcune cose, nell’ordine: il bidet, la famiglia, gli amici, il bidet, i manicaretti che cucina mia mamma, il bidet. Però a Londra c’è TBS, la mia metà. Ci sono Marta e il suo fidanzato Charlie. Ci sono un sacco di parchi e punti panoramici e laghetti e posti da esplorare e cimiteri e cose da vedere e ristoranti da provare (mi rendo conto che inserire “cimiteri” nella lista delle cose notevoli di una città può apparire un filo singolare). E anche una lunghissima serie di programmi tv trash da visionare con occhio critico quando mi sale lo spleen esistenziale.

TOMBE @ West Brompton Cemetery

Sappiamo tutti com’è l’occupazione in Italia, lì è meglio? Si può trovare “l’America” a Londra?

Dipende, credo, dal settore in cui si cerca, dall’esperienza che si ha, dal livello di conoscenza della lingua, dalla congiunzione astrale. Parlo per come l’ho vissuta io: ASSOLUTAMENTE NO. È vero che ci sono persone che trovano occupazione e casa nel giro di tre giorni (ma forse questo sta diventando sempre meno probabile con il trascorrere degli anni). Io a trovare un lavoro fisso ci ho messo MESI. Alla fine sono stata assunta come commessa in un negozio: nulla di entusiasmante, come vedete. Adesso sto cercando qualcosa di diverso, ma con risultati per ora deludenti. Non mi lamento perché, comunque, un lavoro che mi permette di pagare le bollette ce l’ho. Però da qui a dire che Londra sia il paese dei balocchi, beh, ce ne vuole (ma immagino che questo, ormai, sia chiaro un po’ a tutti).

Una cosa che ami e una che odi dell’essere un’italiana all’estero

Amo quando la Gente mi chiede “Di dove sei?”, e io rispondo “sono italiana”, e, puntuale, arriva l’esclamazione “AAHHH ITALYYYY ma allora sei very esperta di food”. Al che io assumo un’aria di superiorità umile (un atteggiamento difficile da padroneggiare, ma che, una volta fatto proprio, porta a risultati apprezzabili) e affermo “Beh, sì”, cercando di distogliere la mente dalla “cena” che ho “preparato” la sera prima (pasta con formaggino). Questo, però, comporta anche dei pericoli non trascurabili. Una volta, mentre mi trovavo in un charity shop, mi sono messa a chiacchierare con la commessa e, non so come (devo essermi lasciata trascinare dagli eventi), mi sono lasciata sfuggire che preparo abitualmente la pasta a mano (notizia ovviamente FALSA). Al che la tizia si è illuminata, è andata di corsa a prendere un aggeggio di quelli per stendere le tagliatelle e mi ha detto “Ci hanno donato questa macchina ma non ci sono le istruzioni, potresti spiegarmi come si usa?”. EHM.

Odio quando la Gente mi chiede “Da che città vieni?”, e io, per semplificare le cose, rispondo “da Milano” e, puntuale, arriva l’esclamazione “AHHH MeeeeLaaaNOOO VERY TRENDY VERY FASHIOOON”. Al che io assumo un’aria di superiorità umile e dirotto l’argomento su questioni meno spinose (questo perché, generalmente, sto indossando due maglioni uno sull’altro, pantaloni lisi alle ginocchia e calzini spaiati.

La vista da Richmond Hill

Sei riuscita a familiarizzare con gli autoctoni?

Non molto. Me ne vergogno parecchio, ma devo ammettere che nel corso di questi anni ho fatto amicizia con esattamente CINQUE esponenti del glorioso popolo di Britannia. Questo un po’ perché la Vita ha posto sul mio cammino innumerevoli italiani, spagnoli e neozelandesi. E, un po’ molto, perché familiarizzare con le persone non è un’attività che gradisco particolarmente.

Inglesi e Italiani hanno qualcosa in comune o sono più come “gli opposti si attraggono.. a volte”

Io sento di avere tantissime cose in comune con gli inglesi. Seguo le regole con una devozione quasi commovente. Mi metto diligentemente in fila ovunque. Pronuncio le parole “Sorry”, “Excuse me”, “Please” e “Thank you” almeno x volte al giorno, dove con x si intende un numero compreso tra 3829 e 6787. Detto questo, e spostandoci dal particolare al generale, dirò che sì, inglesi e italiani sono parecchio diversi. Ma che la questione andrebbe analizzata con più spirito critico (magari facendo amicizia con almeno QUINDICI di loro prima di sparare sentenze).

Cosa ti ha spinto ad aprire un blog?

Ho creato “Magari tra due settimane torno” poco prima di partire per Londra, in un periodo della mia Ancora Giovane Esistenza che potremmo tranquillamente riassumere come “Ansia”. Tra la stesura di una lista di cose da portare (in cui la voce “scarpe” e quella “medicine” campeggiavano rispettivamente sette e nove volte), una crisi isterica all’idea di dover abbandonare il bagno di casa per un periodo indefinito e l’assunzione compulsiva di tutti i prodotti venduti dal forno Ometto in via Pola a Milano ho avuto l’Idea: “Perché non inizio ad ammorbare la Gente raccontando quello che mi appresto a compiere?”. Nessuno di quelli a cui ho esposto l’Idea ha avuto la forza di dissuadermi, e dunque eccomi qui.

Nei tuoi ultimi articoli parli della ricerca, a ostacoli sparsi, di un appartamento in affitto. Un paio di anni fa anche io ho cominciato una timida ricerca di una casa londinese (finita quasi subito) e mi sono resa conto che la situazione è addirittura più tragica degli affitti folli di Milano, loculi piccolissimi a prezzi altissimi, è davvero così?

Guarda, è un vero incubo. Razionalmente mi rendo conto che me la sono andata a cercare, che Londra è costosissima e inflazionatissima e che sarebbe stato meglio piantare le tende in periferia estrema o direttamente da un’altra parte. Capisco, quindi, che non dovrei lamentarmi troppo, però la situazione è veramente quasi insostenibile. Ho dovuto abbandonare, molto a malincuore, la mia amata Londra ovest perché gli affitti stanno aumentando vertiginosamente di anno in anno e, quasi sempre, le case non valgono tutti quei soldi. Per fare un esempio: la nostra landlady è riuscita a riaffittare la nostra vecchia casa a cento pound in più al mese rispetto a quello che pagavamo noi. È vero che si tratta di un appartamento spazioso, ed è anche vero che si trova in una delle zone meglio collegate e fornite di negozi della città (tra Hammersmith e Shepherd’s Bush). Ma è anche vero che è pieno di spifferi e perdite d’acqua, e che la cucina risale al 1066. Adesso vivo in zona sud-est e qui ho notato, tendenzialmente, case molto più belle e nuove a un budget leggermente più ragionevole.

Un posto assolutamente bellissimo dove andare a mangiare un boccone a Londra? Un posto pazzesco dove fare shopping? Il tuo parco preferito?

Il mio pub preferito è The Dove ad Hammersmith, sul lungofiume. Si mangia bene e c’è una saletta panoramica molto carina. È sempre pieno, quindi vi consiglio di prenotare. Per quanto riguarda lo shopping, direi il negozio all’interno del Victoria and Albert museum (perché tutti abbiamo bisogno di accessori con stampe a fiori) e la libreria Daunt Books a Marylebone (perché mi fa pensare ad Hogwarts, quindi sì). Scegliere il mio parco prediletto è dura, molto dura. Forse propendo per Holland Park (da visitare rigorosamente durante la fioritura dei tulipani però, altrimenti non vale). A Holland Park ci sono i tulipani (appunto), i pavoni, il giardino di ispirazione giapponese, i tulipani. Vanno però almeno menzionati Richmond Park e Hampstead Park, che ospitano due tra i punti panoramici che preferisco qua a Londra (Richmond Hill e Parliament Hill).

Holland Park

Ma gli inglesi sono davvero innamorati di Kate e William? Ed Elisabella è davvero la regina cattiva?

In realtà i (pochi) inglesi con cui parlo non mi sembrano molto interessati all’argomento “reali di Inghilterra”, con mio grande disappunto perché vorrei trascorrere pomeriggi a discorrere sugli outfit di Kate Middleton e su quanto siano carini il principino George e la sua sorellina. Non posso quindi rispondere dettagliatamente; in generale mi sembrano cortesemente rispettosi sia nei confronti di Kate&William che in quelli di nonna Elizabeth.

Almeno una volta nella vita, quasi tutti hanno pensato: “mollo tutto e parto”, tu lo consiglieresti? Se sì c’è qualche libretto segreto d’istruzioni da leggere?

Assolutamente SÌ. Ovvio, dipende dalle circostanze, da quello che cercate, da quello che lasciate, da quello che pensate di trovare. A me ha fatto bene; ribadisco, comunque, che io mi sono trasferita nella meta più inflazionata dell’UniversoMondo, dove a ogni angolo che giri trovi orde di italiani e dove con due ore di volo sei a casa dalla mamma (e va bene così, mica c’ho voglia di stare lontano dalla mamma). Nessun libretto di istruzioni, ma volendo potreste ripetervi quello che continuavo a dirmi io: “Ma sì, io vado e provo… magari tra due settimane torno”.

Sei a Londra da più di 2 anni e mezzo, hai trovato quello che cercavi e hai mai pensato di tornare a casa? Oppure per te casa, ora, è Londra?

La risposta che cercavo quando sono partita (“Sarò in grado di cavarmela in situazioni diverse da quelle che ho vissuto fino ad adesso?) è SÌ. Adesso sento che devo rimanere qui ancora un altro po’, cercare le riposte a domande diverse, e poi si vedrà. “Casa” è, comunque, un concetto molto complesso e comprende sia Londra, sia qualsiasi luogo dove si trovino TBS e la mia famiglia (e il mio bagno).

E ora la domanda fatidica: ripensando alla tua avventura e alle mete che vuoi raggiungere, che MARCIA HAI INGRANATO in questo periodo?

Forse ho ingranato la prima: ho da poco capito da che parte devo andare, e procedo con calma (ma, spero, con decisione!).

Qua la didascalia non serve

Non so a voi, a me è venuta una voglia pazzesca di prendere l’aereo e partire, mangiare biscotti al burro, perdermi in qualche libreria e “spalmarmi” sul prato di qualche bel parco… Grazie Alessandra, per la bellissima intervista e per aver ricordato a tutti noi che a volte non c’è una ragione precisa per partire per un’altra nazione o con un nuovo progetto, se non quella di ascoltare noi stessi!


 

Photo Credit: Alessandra – Magari tra due settimane torno


Civico30©

 

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2 thoughts

  1. L’ha ribloggato su Magari tra due settimane torno.e ha commentato:
    HEY PAPAIE.

    PUNTO UNO sono molto emozionata perché è la prima volta che uso il tasto “reblog” (e lo sto usando per motivi autoreferenziali, quindi questo la dice lunga su che tipo di persona orrenda sono. O sia? Nel dubbio un bacio a tutti).
    (SCOMMETTO CHE QUESTO TESTO USCIRA’ FUORI NON GIUSTIFICATO. SCUSATE. E scusatemi anche per la A’ non accentata correttamente).

    PUNTO DUE Se volete, ma anche se non volete, andate a leggere questo post sul blog Civico 30 (non mi fa inserire link ma potete trovare il link proprio sotto questo mio sproloquio. Ripetiamo un’altra volta LINK), post in cui la carissima Laura mi pone graziosamente delle domande alle quali rispondo con la mia solita delicatezza e soprattutto SINTESI.

    PUNTO TRE ho avuto una giornata veramente difficile, culminata con la ramanzina ricevuta dal tizio al banco panetteria di Tesco che mi ha rimproverato perché vado a fare la spesa troppo tardi (gli avevo chiesto la ciabatta alle olive, che era finita). Visto che ero stanca e volevo essere gentile non gli ho risposto male, quindi ora sarò sgarbata con Voi:

    AH QUINDI SECONDO TE IO DEVO PRENDERMI TRE ORE DI PERMESSO DAL LAVORO PER VENIRE QUA A COMPRARE LA CIABATTA ALLE OLIVE PRIMA CHE FINISCA.
    AH OK
    BASTA SAPERLO.

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